Of an apocalyptic tone recently adopted in politics. The structure of M5S visual ideology | TOMMASO GUARIENTO

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Continueremo così nella migliore tradizione apocalittica a denunciare le false apocalissi?” J. Derrida

  

Le recenti elezioni politiche italiane (24 e 25 febbraio 2013) sono state caratterizzate dell’emergenza di un nuovo partito politico, o, per meglio dire, di una nuova forza politica, il MoVimento 5 Stelle (M5S). Definito dai suoi stessi ideatori come movimento né di destra, né di sinistra, nasce essenzialmente dalla collaborazione di un comico (Beppe Grillo) e di un perito informatico (Gianroberto Casaleggio), il quale ha lavorato prima all’Olivetti ed in seguito ha fondato la Casaleggio e Associati, società di comunicazione consulenza strategica di rete1. La data di costituzione del movimento è il 4 ottobre 2009, giorno di San Francesco, enfaticamente selezionato perché “La Rete è francescana, anticapitalista: nel Web le idee e la loro condivisione valgono più del denaro”2.

Poteri massonici, religiosi ed economiciStati che negano l’accesso alla Rete

Il MoVimento si sviluppa concretamente a partire dal 2005, anno in cui nasce il blog di Beppe Grillo3, primo per numero di visite in Italia e decimo nel mondo. Il passaggio dalla piattaforma virtuale alle piazze italiane avviene attraverso l’uso di MeetUp, un social network che permette l’aggregazione di gruppi di discussione a livello locale, già utilizzata da nel 2003 da Howard Dean durante la campagna per le primarie del Partito Democratico degli Stati Uniti. I cinque cardini del movimento (le sue “stelle”) sono l’acqua pubblica, la mobilità sostenibile, lo sviluppo, la connettività, e l’ambiente. L’area politica che si è ritagliato M5S sembrerebbe quindi essere caratterizzata da temi cari alla sinistra movimentista, all’ecologia ed alla costruzione di un modello di democrazia diretta. Il movimento ha acquisito popolarità grazie all’organizzazione di grandi eventi pubblici come il V-Day a Bologna nell’8 Settembre 2007, evento caratterizzato da una simbologia facilmente riconoscibile: il film V per Vendetta, la scelta (nuovamente simbolica) della data dello sbarco in Normandia, ed infine la volontà di critica alla corruzione dei politici sia di destra che di sinistra. “Per certi versi si riproduce il meccanismo che aveva funzionato in occasione del G8 di Genova nel 2001, quando si palesò la potenza dell’informazione indipendente e reticolare […] tuttavia c’è una differenza sostanziale: il V-Day non è opera di un soggetto plurale, non è frutto della cooperazione dei molti. Nulla è stato deciso attraverso le faticose procedure della discussione collettiva. Il V-Day si sparge a partire da un unico, potentissimo, nodo della Rete. Da qui, dal sito di Grillo, si diffonde, mettendo a valore solo in un secondo momento gli efficienti e spontanei nessi della comunicazione orizzontale”4.

Fine delle guerre

 Logo di Gears of War

A questa data simbolica per il movimento è legata l’emissione da parte della Casaleggio e Associati di uno strano video, denominato Gaia – The future of politics5. È nostra intenzione proporre un’analisi di questo video utilizzando gli strumenti dei Visual Studies, attraverso una scansione divisa in due momenti. Da un lato si tratterà di delineare alcuni elementi salienti del testo visivo, cercando le fonti visive e culturali delle immagini. Intendiamo questa prima fase come una descrizione ed una interpretazione iconografica, nel senso che Panofsky ha conferito a questi termini. In un secondo momento proveremo a stilare una breve lista delle isotopie narrative o frames testuali che le immagini del video evocano, passando così ad una fase iconologica.

Copertina di No Logo

La Rete che liberalizza

Partiamo dal titolo, Gaia, nome che evoca da un lato la divinità greca Gea, simbolo della totalità dei viventi della Terra, ma che fa anche riferimento alla prospettiva ecologista di James Lovelock, espressa nell’omonimo libro del 19786. Il video comincia con l’immagine della terra vista dallo spazio, una voce femminile narra che il 14 agosto 2054 segnerà la nascita di un nuovo ordine mondiale, Gaia, il quale si istaurerà a livello globale dopo una lunga guerra fratricida fra due poli opposti (un sorta di guerra fredda realizzata), e dopo una serie di catastrofi che porteranno la popolazione mondiale a ridursi sino al numero di un miliardo di abitanti. A questo disastro seguirà la nascita di un nuovo sistema politico completamente democratico reso possibile dalla cooperazione di tutti gli abitanti del pianeta, attraverso la comunicazione via Internet.

Simbolo del governo socialista in Gears of War

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Il video è idealmente divisibile in due parti: nella prima vengono elencati alcuni modelli di comunicazione centralizzata appartenenti al passato (ad. es. la rete di messi di Gengis Khan, o i sistemi di propaganda dei totalitarismi), segue una narrazione sempre più serrata di eventi che hanno condotto ad una democratizzazione reticolare dei sistemi comunicativi (le manifestazioni “no-global” di Seattle nel 2001, azioni globali di denuncia via Internet, ed infine lo stesso V-Day di Grillo). La prima parte rappresenta l’ideale costruzione di una storia della nascita della Rete come sistema di comunicazione sempre più democratico e sempre più esteso; il potere è denunciato come ciò che detiene il controllo della comunicazione. Nella seconda parte, rivolta al futuro, si prevede lo scoppio di una guerra mondiale fra paesi che consentono l’accesso alla rete e paesi che lo negano. L’accento è nuovamente posto sul controllo della comunicazione. Seguono disastri naturali dovuti alla cattiva gestione del patrimonio naturale (riscaldamento globale, guerre batteriologiche). Nelle ultime scene si assiste alla nascita dal basso di un nuovo sistema democratico globale, nato appunto grazie alla Rete. Seguendo alcuni commenti recentemente proposti da Marco Belpoliti7 e da Alfredo Castelli8, possiamo evidenziare alcuni punti che concerno gli aspetti stilistici e contenutistici di questo video. Evidente è l’uso di una forma comunicativa comune alle presentazioni in PowerPoint, ai videoclips musicali ed ai documentari come Zeitgeist. Vi è poi il particolare inquietante della data di nascita di Gaia, che corrisponderebbe al centenario della nascita di Casaleggio. Secondo Belpoliti il contesto generale è influenzato inoltre da letteratura ed immaginario fantascientifico (Philip K. Dick, George Lucas, John Carpenter, Kubrick, ma anche Ron Hubbard). È costate anche l’utilizzo di una simbologia generale che spazia dai testi alchemici ai simboli di movimenti. È interessante soffermarsi anche sull’uso dei colori: su uno sfondo nero si susseguono simboli in rosso che connotano sia il potere dei mezzi di comunicazione sia una componente vagamente “comunista” connessa con i paesi che regolano l’accesso alla Rete.

Clenched fist, simbolo di rivolta della New Left  (1969) Clenched fist, logo del videogioco Red faction  (2001)

Non è indifferente il fatto che lo schema cromatico rosso su sfondo nero richiami esplicitamente la copertina di un famoso libro della cultura “no global” come No Logo di Naomi Klein9. Lo stesso pattern in rosso e nero “imbrattati” lo si ritrova nella forma stilistica adottata nel videogioco di guerra Gears of War del 2006. Sorprendentemente non solo lo stile grafico di Gaia sembra copiare quello del gioco (la scritta War è praticamente identica), ma anche la stessa trama “apocalittica” la si ritrova in un piccolo libro distribuito in edizione limitata che narra le vicende del videogioco10.

Educazione, conoscenza ed organizzazione nelle mani della reteL’enunciatore criptato: Casaleggio, McLuhan

Un’altra analogia, questa volta un vero e proprio prestito, è l’uso del Clenched fist11, da sempre simbolo di resistenza ed unità, ed utilizzato diffusamente da gruppi politici di sinistra. La versione che si vede in Gaia è ripresa dalla grafica della rivista americana New Left Notes del movimento studentesco americano Students for a Democratic Society. L’innovazione grafica di questo modello semplifica i tratti ed elimina la presenza di oggetti impugnati. La stessa immagine viene usata come logo di un altro videogioco di guerra dai toni apocalittici, Red Faction, dove vengono narrate le vicende di una rivolta di minatori. L’utilizzo del Clenched fist in Gaia subisce però una inversione di significato: non indica più la giusta lotta per il riconoscimento dei diritti, ma segnala negativamente il potere ed il controllo della Rete. Tutto ciò rende completamente confuso il riferimento positivo al popolo di Seattle, visto che anche questo movimento ha fatto uso dello stesso simbolo. Evidentemente il video della Casaleggio e Associati intende da un lato confondere le idee dello spettatore enunciando narrativamente una tesi e mostrando visualmente il suo contrario. Tuttavia è possibile ipotizzare che la connotazione neutrale della Rete non indichi tanto uno posizione politica, quando un’entità religiosa. Infine è evidente che ci sia una certa retorica anti-comunista, che dipinge i paesi asiatici come dittatura di staliniana memoria.

Alimentazione, medicina, ecologia, connessioni Acqua pubblica, mobilità, sviluppo, ambiente erete

Un altro colore che riveste una posizione importante è il bianco, tono neutro che indica da un lato la net neutrality12, la separazione della Rete dalle dinamiche di diseguaglianza sociale e dall’altro connota la posizione, altrettanto neutrale e democratica dell’enunciatore, ovvero lo stesso Casaleggio, mascherato da avatar di McLuhan. La rete, neutrale ed accogliente è simbolizzata dalle mani giunte che accolgono e ridistribuiscono educazione, conoscenza ed organizzazione.

Vi sono infine altri due colori importanti: l’azzurro che raffigura l’immagine della conoscenza collettiva degli utenti globalmente connessi simbolizzata dal cervello alla fine del video ed il verde dei movimenti ecologici che preannunciano l’instaurazione di Gaia. Oltre alla “citazione” del V-Day, un altro riferimento al M5S ed in particolare al logo del movimento è data appunto dall’immagine delle radici-movimenti (grass-roots) che dal basso gestiranno l’alimentazione, le cure mediche, le energie rinnovabili e la connessione alla Rete. Di nuovo ritorna lo stile videoludico: le quattro “icone” che dovrebbero indicare le tematiche affrontate dai movimenti dal basso sono disegnate con un grafica che ricorda quella delle apps degli Iphones o di bonus e powerups e medkits.

Nota: È evidente che l’intero apparato iconico di Gaia è stato creato per essere recepito da target differenziati. Le tracce fonti iconografiche proposte da Belpoliti non coincidono con le nostre, e tuttavia ci portano a riflettere sulle sottili strategie comunicative che questo video racchiude. L’intenzione comunicativa del video è certamente quella di suscitare una certa familiarità con uno schema visivo e narrativo già conosciuto. Al giovane osservatore di Gaia risulteranno evidenti le analogie grafiche con il linguaggio videoludico, ma, cosa molto più importante, risulteranno altrettanto familiari le tematiche trattate. In pratica il video è una macchina comunicativa costruita per attirare l’attenzione di un osservatore che pensa le tematiche della guerra, delle catastrofi e dei complotti politici principalmente da un punto di vista virtuale e ludico. Per questo non sono presenti evidenti simboli religiosi o politici, ma le loro traduzioni nel linguaggio dei videogiochi, sotto forma di loghi, icone, brands. La complessità visiva e narrativa di Gaia serve a selezionare dei target diversi, in base all’età ed alle preferenze. Allo spettatore più giovane (al quale la maggior parte dei riferimenti sono destinati) il video sembrerà ricalcare un modello già introiettato, con la differenza che qui la narrazione si sposta dal piano totalmente fittizio del videogioco alla realtà di un movimento politico reale. Dopo aver evidenziato gli aspetti stilistici e contenutistici del video, passiamo ad un’analisi più approfondita delle isotopie narrative, ovvero di alcune macro-categorie che organizzano il discorso ideologico13.

Apocalisse: Il video è ascrivibile, se non nella totalità, almeno nella sua seconda parte, ad un genere letterario che potremmo definire apocalittico. “Apocalypse is a genre of revelatory literature with a narrative framework, in which a revelation is mediated by an otherworldly being to a human recipient, disclosing a transcendent reality which is both temporal, insofar as it envisages eschatological salvation, and spatial insofar as it involves another, supernatural world.”14. Apocalisse non indica inizialmente una catastrofe, ma una rivelazione, una visione o la scoperta di una verità15. Generalmente questa narrazione è ispirata o dettata da un’entità trascendente (in questo caso la Rete stessa che parla a Casaleggio), ed è rivolta alla predizione di fatti futuri. La letteratura apocalittica antica ricopre un periodo di tempo idealmente racchiuso fra il 250 a.C ed il 250 d.C. Si tratta di testi prevalentemente giudaici o cristiani, i primi anonimi ed i secondi ascrivibili ad un autore (l’Apocalisse di Giovanni, del 90. d.C è quello più famoso). Le apocalissi tendenzialmente seguono momenti di crisi politiche e sociali (quella di Giovanni segue le persecuzioni di Diocleziano) ed indicano una strada di salvezza (escatologica). Solo chi ascolterà la rivelazione potrà essere salvato. Le apocalissi di tipo gnostico prevedono che la salvezza giunga attraverso la conoscenza. La salvezza è la condizione futura di una nuova età dell’oro, totalmente pacificata e senza fine.

Secondo Derrida il tono apocalittico di un discorso rivela una posizione soverchiante, sia da parte di chi enuncia e sia di chi ascolta. Chi parla si pone come duce, come leader di una massa o di un popolo e rivela un futuro glorioso in termini oscuri. Proprio l’oscurità e la criptazione (la forte presenza di simboli) è una delle caratteristiche universali della letteratura apocalittica di ogni epoca. Un ultimo elemento che caratterizza questo genere è proprio la natura composta, ovvero il fatto di mescolare vari discorsi, di riutilizzare simboli provenienti da contesti disparati; per questo Michele Cometa annovera fra la letteratura apocalittica testi come The Waste Land di Elliot o Apocalypse Now di Coppola. Possiamo considerare Gaia come una apocalisse gnostica che prevede un futuro fortemente polarizzato da una lotta fra Bene e Male (libertà vs dominio delle comunicazioni), che mescola discorsi politici da ambiti completamente eterogenei (la propaganda nazista ed i movimenti di Seattle, ad esempio), enunciato da un entità sovrannaturale (la Rete) e che prevede una futura età dell’oro raggiunta grazie alla conoscenza (“collective knowledge is the new politics”). L’aspetto propriamente catastrofico del video (le carestie, il riscaldamento globale, le guerre batteriologiche) è quindi un elemento secondario rispetto al carattere di rivelazione che connota tutto il discorso come vero e non negabile.

Ideologia della Rete16: “La reputazione in Rete è un valore assoluto. Non si può mentire a lungo e chi lo fa viene emarginato […] Ognuno vale uno, ma l’umanità interconnessa e responsabile ha un valore che tende all’infinito […] Prometeo donò il fuoco agli uomini contro il volere degli dèi e per questo venne punito con il supplizio eterno. La Rete si sta diffondendo in ogni aspetto della realtà come un incendio.”17. Chi enuncia il discorso narrato in Gaia è un essere sovrannaturale che prende la forma della futura totalità degli esseri umani interconnessi grazie alla Rete. La costruzione di una ideologia della rete da parte del M5S avviene su un piano politico di critica a tutti i precedenti media (stampa, televisione, propaganda elettorale, etc…) posti in netta contrapposizione con la democraticità e l’a-centricità di Internet. Questo modello si riflette a livello narrativo in Gaia, nella contrapposizione netta fra Oriente (che regola l’accesso) ed Occidente (che lo liberalizza). Da un punto di vista tecnico questo discorso è falso: non solo la rete è in costante relazione con altri media (YouTube reintroduce la televisione), ma anche dal punto di vista dell’attuale geografia delle connessioni non si può certo dire che il monopolio dei portali d’accesso non sia legato a grandi gruppi come Google, Facebook, Amazon, Apple, etc… Inoltre la stessa condotta politica del M5S dimostra il contrario di una struttura orizzontale: il blog di Beppe Grillo funziona come una testata giornalistica dove è possibile commentare e discutere i temi, ma l’agenda politica è decisa dall’alto. È falso anche il discorso che una struttura di comunicazione reticolare sia meno centralizzabile di una gerarchica: lo dimostra la ridistribuzione del capitalismo globale in termini reticolari18. “[…] Internet nell’ideologia di Casaleggio smette di essere luogo di relazione sociale, di scontro tra poteri, di incontro tra soggetti diversi per diventare una macchina dotata di anima, una cosa con una sua forza autonoma ed emancipatrice che trascende le relazioni sociali e produttive che contiene e che ingloba, che meccanicamente può portarci in una nuova epoca.”19. È interessante notare come nella stessa definizione di Casaleggio la rete assuma caratteristiche confuse: da un lato dice sempre il vero, perché una notizia falsa non può permanere, ma questa definizione a volte è negata; dall’altro la rete sembra completamente democratica, ma i contenuti sono prodotti solamente dal 5% degli utenti connessi. L’uso di definizioni contraddittorie, di elementi mitici, di narrazioni apocalittiche non fa che aumentare la connotazione misteriosa e salvifica della rete, in modo da ritagliarle un posto completamente separato dalle dinamiche economiche, sociali e politiche, cioè a dire uno spazio sacro.

Questo discorso, fondato su opposizioni dicotomiche e su definizioni misteriose, oltre a fornire un’ideologia semplice ed una critica alla complessità della “vecchia” politica, serve inoltre a mascherare il reale funzionamento delle pratiche politiche del M5S, pratiche che si fondano sull’utilizzo di influencers che pilotano le riunioni, che stabiliscono la proprietà del logo del movimento e che, infine, negano la presenza di posizioni dissidenti all’interno del partito.

Né di destra, né di sinistra20: Per quanto riguarda l’aspetto del posizionamento politico del M5S c’è chi sostiene come i Wu Ming che ci troviamo di fronte ad un partito cripto-fascista, non solo per alcune evidenti aperture a posizioni a forze estrema destra come CasaPound e Forza Nuova, ma anche per il tentativo di costituire una terza via rispetto alle vecchie dicotomie. Un altro partito che si è posto come terza via è stata la Lega, senza dimenticare Berlusconi nel 1994. È però evidente che non si tratta di una posizione neutrale, quando di una compresenza di istanze estreme ed opposte. Per questo M5S si pone da un lato sullo stesso piano di movimenti di protesta come Occupy o 15-M, condivide con i movimenti italiani le stesse lotte contro la privatizzazione dell’acqua e la costruzione di grandi opere (NoTav, No da Molin, No Muos, etc…), usa perfino le stesse simbologie (il nome del partito in sigla, la retorica di V per Vendetta), eppure su altri temi come l’immigrazione si dimostra nuovamente di destra. La stessa struttura interna, come abbiamo visto, non è affatto democratica, ma è fortemente costruita dall’alto, sia dal punto di vista ideologico, che da quello della gestione dei compiti. Si potrebbe anche dire con Giuliano Santoro che siamo di fronte ad un populismo mediatico, ovvero di un movimento qualunquista fondato su una visione della realtà semplice, dualistica e completamente delusa dalla gestione corrotta della politica. Un dato è certo: M5S è una realtà politica costruita come un brand, mediante strategie accurate di social searching, volte all’individuazione di alcuni temi generalmente condivisi sui quali verranno poi proposte delle soluzioni politiche altrettanto condivisibili. Per questo nel programma elettorale del M5S possiamo trovare temi cari alla sinistra extraparlamentare come il General Intellect o ancora la moltitudine21, come se fossero delle proposte nuove sviluppate in modo autonomo. È innegabile che da Gaia veicoli un’immagine economica di tipo liberista, dove la rete è come il libero mercato, ovvero non limitabile ed allo stesso tempo è un concetto teologico, come la mano invisibile di Smith che offre ad ogni individuo le stesse possibilità di successo.

Nella nostra interpretazione dell’ideologia visiva del M5S è emerso con forza il carattere eterogeneo (per non dire disarticolato) di posizioni politiche (Leni Riefensthal ed il popolo di Seattle; videogiochi di guerra e retorica altromondista; economie localiste e neoliberalismo), il tutto reso omogeneo dall’unità delle immagini. Evidentemente l’ideologia M5S ruota attorno a dicotomie estreme unificate simbolicamente in una narrazione mitica, semplicistica e criptica. La sua forza consiste proprio nell’amalgama che risulta da queste opposizioni, lo stesso amalgama di cui è composto internet (videogiochi, teorie politiche complottiste, network dei movimenti) e che costituisce la fonte privilegiata d’educazione dei più giovani. La sua debolezza forse, sta fuori dalla rete, nel senso che in politica non è solamente la conoscenza ed il possesso della comunicazione, ma è anche composta da posizioni dissonanti, ingiustizie, rivolte, inganni. Tutti questi elementi sembrano scomparire nella forma neutrale e perfetta della net-democracy prospettata da Grillo e Casaleggio, ma, a meno di non voler bloccare realmente la storia con un’Apocalisse, questa possibilità non si verificherà.

1 Per tutte le informazioni riguardo la nascita del MoVimento, la figura di Beppe Grillo e le dinamiche che hanno portato alla costruzione della terza forza politica italiana, rimandiamo al libro di Giuliano Santoro: Un grillo qualunque. Il movimento 5 stelle e il populismo digitale nella crisi dei partiti, Castelvecchi, Roma, 2012.

2 Casaleggio. G, Grillo, B., Siamo in guerra, Chiarelettere, Milano, 2011, p. 112 [Kindle edition]. Il libro è una specie di manifesto del gruppo politico, scritto a quattro mani dai due fondatori.

3 Consultabile all’indirizzo http://www.beppegrillo.it/.

4 G. Santoro, op. cit., p. 806 [Kindle edition].

5 Il video è disponibile sul sito di Casaleggio e Associati in sola lingua inglese, e su YouTube nell’account ufficiale di Casaleggio e Associati (http://www.youtube.com/watch?v=sV8MwBXmewU).

6 Lovelock, J., Gaia, a New Look at Life on Earth, Oxford University Press, Oxford, New York, 1979.

7 Belpoliti, M., Il futuro secondo Casleggio, Doppiozero, 25 marzo 2013 http://www.doppiozero.com/rubriche/3/201303/gaia

8 Castelli, A., Martin Mystère contro Grillo, La Lettura, 29 Aprile 2013 http://lettura.corriere.it/martin-mystere-contro-grillo/.

9 Klein, N., No Logo, London, Flamingo, 2001.

10 Si tratta di Destroyed Beauty – An Inside Look at Gears of War. Per chi volesse consultare le immagini, sono reperibili all’indirizzo: http://thebackbuffer.blogspot.it/2007/04/destroyed-beauty-look-into-art-and.html.

Per chi volesse approfondire le analogie fra Gaia e Gears of War, si può consultare il sito:

http://gearsofwar.wikia.com/wiki/Gears_of_War_Wiki. Gears of War si svolge in un pianeta di nome Sera, abitato dai superstiti di una civiltà un tempo gloriosa. Per un secolo il pianeta è funestato da guerre Attraverso la collaborazione collettiva, vengono cessate le lotte e create le condizioni per una nuova Età dell’Oro. La situazione rimane stabile fino alla scoperta di nuovo combustibile. Si scatena una guerra fra le nazioni che dispongono delle risorse e quelle che ne sono sprovviste. Durante la guerra emerge un partito politico socialista retto che ambisce ad un controllo globale. Le guerre terminano con l’Emergence Day (E-Day), ovvero l’invasione di una razza aliena che porta ad una nuova alleanza fra gli uomini nella lotta contro un comune nemico.

11 Per una ricostruzione iconografica di questo simbolo abbiamo consultato il seguente articolo: Cushing , L, A brief history of the “clenched fist” imagehttp://www.docspopuli.org/articles/Fist.html.

12 Per una critica alla net neutrality anche in rapporto a Gaia si veda Wu Ming, Fetishism of Digital Commodities and Hidden Exploitation: the cases of Amazon and Apple http://www.wumingfoundation.com/english/wumingblog/?p=1895

13 Perché il video agisce effettivamente come discorso persuasivo volto alla costruzione di un immaginario comune.

14 Collins, J., Towards the morphology of a Genre, Semeia 14 (1979), p. 9.

15 Per le seguenti osservazioni sulla letteratura apocalittica ci siamo appoggiati a Cometa, M., Visioni della fine. Apocalissi, Catastrofi, estinzioni, Duepunti, Palermo, 2004 ed a Derrida, J. Of an apocalyptic tone tecently adopted in philosophy, Oxford Literary Review, 6 (1984), pp. 3–37, ed all’articolo di John Collins precedentemente citato.

16 Per le seguenti osservazioni sull’ideologia della rete abbiamo seguito Buck-Morss, S., Envisioning Capital: Political Economy on Display, Critical Inquiry, Vol. 21, No. 2. (1995), pp. 434-467; Boyer, P., Functional Origins of Religious Concepts: Ontological and Strategic Selection in Evolved Minds, Journal of the Royal Anthropological Institute, 6 (2000), 195–214; Musso, P., Critique Des Réseaux, ,PuF, Paris 2003 e Terranova, T., Network Culture: Politics for the Information Age, London, Pluto Press, 2004.

17 Citazioni da Casaleggio. G, Grillo, B., Siamo in guerra, op. cit.

18 “It is upon such informal, nonhierarchical institutions that a brand new breed of capitalists pin their hopes. They have crossed the “second industrial divide,” a restructuring of capitalism characterized by decentralized production and changed technologies of flexible specialization, technologies that impose a competitive strategy of permanent innovation–hence the need to nurture new ideas and to keep their profit-making potential gestating within the proprietary domain of private firms” Buck-Morss, S., Envisioning Capital, op. cit., p. 435.

19 G. Santoro, Un Grillo qualunque, op. cit. p. 575 [Kindle Edition]

20 Per le seguenti osservazioni sulla posizione politica di M5S abbiamo utilizzato alcuni contributi pubblicati nel blog Giap del gruppo di autori letterari Wu Ming, raccolti all’indirizzo http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=12038 “Perché “tifiamo rivolta” nel movimento 5 stelle”.

21 Temi che fanno riferimento alla tradizione dell’Operaismo. È interessante notare che sebbene Grillo e Casaleggio riprendano i concetti di questa tradizione, essi negano le persone che li hanno sviluppati, accusandoli di terrorismo. Ad esempio in Siamo in Guerra si menziona la Moltitudine di Hard e Negri citando altri autori (p. 992), per poi affermare la completa diversità del MoVimento dai gruppi extraparlamentari degli anni ’70.