Nude e crude macerie | ANDREA MINEO

Non siamo qui per proporvi un surrogato della questione “Macerie”, vi mettiamo di fronte al problema tutto per intero senza cornici o ghirigori per rendervela più digeribile. Al diavolo il romanticismo decadente del turista che venendo per la prima volta a Palermo fantastica con l’immaginazione di fronte le rovine del Garraffello (esempio di decadenza palermitana) e poi se ne ritorna dritto a casa col primo volo nel suo bel paesino dove tutto funziona bene. Noi qui ci moriamo sotto le macerie, e rischiamo ogni giorno! Noi artisti qui a Palermo siamo cresciuti con l’amara esperienza di chi ha imparato che nulla è dovuto, che ti devi guadagnare tutto con il triplo del lavoro che impiegherebbe uno studente del Central St Martins College Of Art. Siamo cresciuti con l’amara esperienza di chi ha imparato che da un momento all’altro la propria casa può crollare. A nessuno qui frega che i nostri palazzi cadono a pezzi, che c’è gente abituata a togliersi le macerie sotto la porta di casa ogni giorno e chi invece le macerie se le ritrova dentro casa senza preavviso; e fa ancora più rabbia quando le macerie che hai dentro casa non sono le tue: (es.) te ne sei andato da casa tua fuori per qualche mese, ritorni e adesso la tua abitazione è diventata un deposito di materiale edile che qualcuno ha avuto la furba idea di smaltire a casa tua. Questo fatto è simile a quello che è successo nel palazzo del quattrocento dove ora noi ci siamo stabiliti. Siamo stanchi delle belle favole che raccontano al turista il fascino antico delle nostre città, in realtà a nessuno frega più dei nostri tesori storici perche costa troppo mantenerli, è più facile aspettare che il crollino da sole lasciandole nelle mani crudeli del tempo. Pochi sanno che il palazzo Benenati Ventimiglia in parte distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale dove sono custoditi gli affreschi di Vito D’Anna adesso è un deposito di cassette della frutta, la chiesa del giglio del settecento è invece una rimessa delle macchine del jackpot. Il centro storico dall’UNESCO definito più grande d’Europa va a pezzi e va a pezzi anche quello che era la nostra più intima identità. Ciò che ci distingueva dalle metropoli MCdonaldizzate del mondo. Siamo stanchi di vedere affiorare dalle finestre da un giorno all’altro vallate di cemento fresco. Nel cemento so io chi ci metterei… Noi artisti del progetto MACERIE ci siamo insediati fra le ferite dei palazzi storici simbolo di un’epoca a lavorare giorno e notte per costruire qualcosa che è difficile che crollerà; stiamo realizzando le nostre ambizioni. Macerie non è solo un’espressione dell’ambito territoriale, ma è un problema che interessa gran parte del globo. La perdita d’identità e di interesse si proietta istantaneamente sullo stato delle strutture che ci accolgono. Il riversare facile e continuo di cemento, l’attesa del crollo degli ultimi antichi palazzi: questi sono atteggiamenti che riflettono lo spirito del nostro tempo. Macerie prende voce dalla parte più sensibile e potenzialmente più creativa della società per questo si è innescata in maniera imprevedibile, dilagando velocemente fra coloro che vogliono aprire una riflessione sul contemporaneo.