Tra arte, scienza e tecnologia. I sistemi di Andrea Frank | MODESTA DI PAOLA

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Image: Courtesy of Andrea Frank

L’artista tedesca Andrea Frank vive e lavora tra New York e Cambridge (MA), dove oltre alla sua attività artistica si dedica all’insegnamento della fotografia nel “Program in Art, Culture and Technology” del Massachussets Institute of Techonology. Il suo lavoro, prevalentemente fotografico rivela una preoccupazione per i problemi diversificati e globali di oggi ed è fortemente stimolato dall’aria che si respira nel MIT, dalle lezioni che si impartiscono nelle sue classi e dalle menti illuminate che conducono ricerche d’avanguardia in ambito scientifico e tecnologico. Il “Visual Arts Program” è stato fondato con lo scopo di avvicinare l’arte alla scienza e alle nuove tecnologie e ad incentivare le ricerche e i progetti artistici che usano linguaggi interdisciplinari come base concettuale e formale. L’elemento interdisciplinare, insieme alla rete di collaborazione tra i vari dipartimenti determina, infatti, uno sviluppo originale e innovativo in campo artistico, sia per quanto riguarda le tecniche artistiche adoperate, sia per i contenuti trattati.

 

Image: Courtesy of Andrea Frank

Andrea Frank è conosciuta in Italia grazie alle personali dedicatele nel Gambalunga Museo di Rimini (2001), nella PINTA arte contemporanea di Genova (2004) e nella Galleria Michela Rizzo di Venezia (2005). Quest’anno ritorna nella galleria veneziana con una mostra che si intitola Systems curata da Martina Cavallarin.

Il titolo della mostra deriva dall’interesse che Andrea Frank nutre per i “sistemi dinamici”, ovvero un metodo di ricerca che si avvale di strumenti matematici e di costruzioni di modelli di simulazione formale necessari allo studio d’importanti temi ambientali e sociali, quali il cambiamento climatico, l’energia sostenibile, la salute pubblica, etc. Il “System Dynamic” è un’interdisciplina creata nel MIT da Jay Forrester, un ingegnere che lavorò su importanti progetti, quali la stabilizzazione dei sistemi rader sulle navi durante la Seconda Guerra Mondiale e lo sviluppo di sistemi informatici per la difesa aerea[1]. Oggi uno dei più importanti ricercatori sui sistemi dinamici è il professor John Sterman che Andrea Frank ha avuto occasione d’intervistare durante la stesura del suo libro Visions. MIT Interviews (2008). Tramite la modellazione dinamica computazionale il System Dynamics Group del MIT è in grado di fornire principi, strutture concettuali e numerose prove che aiutano a migliorare la nostra comprensione su tali temi e a sviluppare le politiche e le economie idonee, necessarie a risolvere i problemi che essi spesso determinano. Non sorprende, dunque, che tale materia sia di particolare interesse per aziende pubbliche e private, corporazioni, università e governi di tutto il mondo. Andrea Frank ha basato il suo interesse sull’individuare una possibile relazione tra questa interdisciplina accademica e l’arte; ha cercato, cioè, di usare la modellazione dei sistemi dinamici nella sua pratica artistica.

 

Image: Courtesy of Andrea Frank

Abbiamo incontrato Andrea Frank a Boston qualche mese fa mentre preparava i suoi lavori per la mostra alla Galleria Michela Rizzo. Durante l’intervista ci ha raccontato che il suo incontro con Sterman ha stimolato la sua curiosità per i sistemi che lei definisce “modelli, strumenti, o parte di una strategia della visualizzazione per fini artistici”[2]. Il risultato di tale interesse ha prodotto alcune serie fotografiche che analizzano i sistemi costruiti intorno al “concetto di globalizzazione e alla sua rete invisibile, logisticamente perfetta e incredibilmente rapida ed efficiente”.[3] Usando immagini prese da alcuni musei di storia naturale di New York e di Harvard, raffiguranti uccelli, api e specie vegetali in via d’estinzione, l’artista, infatti, ha creato dei collage nel tentativo di capire come il metodo scientifico dei sistemi dinamici possa essere applicato alla ricerca artistica. Le immagini sono fotografie su plexiglas create attraverso un taglio laser e assemblate sulle pareti delle sale espositive per mezzo della tecnica a collage. L’effetto complessivo crea un disegno di diagrammi casuali. All’interno delle sale le immagini si raggruppano formando dei sistemi che si connettono tra loro, mostrando come diverse aree tematiche siano in realtà unite da reti invisibili: due griglie, uno con api e l’altra con stami e pistilli che provengono dal Harvard Museum of Natural History; due file d’immagini che raffigurano dieci aule vuote del MIT; 15 immagini provenienti dalla sua serie fotografica intitolata “Port and Ships” (2005-2007); e una serie di fotografie di uccelli scattate nel Museum of Natural History di New York.

 

Image: Courtesy of Andrea Frank

 

Che relazione hanno tra loro i porti, le navi, gli uccelli, le api, le piante e le aule universitarie?

La ricerca di Andrea Frank si è basata principalmente sul concetto di mercato globale, sulla produzione degli oggetti che usiamo e che spesso ci definiscono, ma anche sulle problematiche che esso comporta in termini di costi umani e ambientali. La riflessione sui sistemi ha portato l’artista a elaborare un progetto che mostri certe dinamiche prodotte dalla globalizzazione che, seppur invisibili, determinano cambiamenti sostanziali nei settori dell’economia, della politica internazionale e soprattutto dell’ambiente. I suoi studi, dunque, rientrano nel concetto di “ecosostenibilità dell’arte”, cui scopo principale è rendere visibili i molti sforzi per risolvere i problemi ambientali e sociali.

 

Image: Courtesy of Andrea Frank

Spesso però tali sforzi falliscono a causa di nuovi problemi che per quanto si attribuiscano a forze esterne, sono in realtà le conseguenze delle nostre azioni passate. L’arte dunque è un mezzo per mostrare tale fallimento ma anche per risvegliare le nostre coscienze. La composizione degli uccelli in via d’estinzione sulla parete riproduce il movimento, il volo. Tale rappresentazione simboleggia l’ecosistema, ma è anche la metafora dell’esistenza umana e dei suoi limiti. Le grandi navi da trasporto sono invece i giganti degli oceani che contengono ogni sorta di mercanzia prodotta dal capitalismo. I nostri desideri e i nostri bisogni per il consumo sono quotidianamente trasportati da un luogo all’altro della terra, modificando l’ambiente e trasformando vaste aree delle città che si affacciano sul mare. Le trasformazioni urbane, le industrie e l’emissione di gas e scorie nocive per l’ambiente sono la causa principale di effetti devastanti ed irrimediabili come l’estinzione di alcune specie di animali tra le quali famiglie di uccelli o generi di forme vegetali. Le aule sono il simbolo dei luoghi della cultura e dell’educazione, dove apprendiamo a conoscere l’ambiente che ci circonda e le specie animali che lo popolano; ma esse sono vuote quindi rappresentative dello smarrimento sociale in cui ci ritroviamo. Le istituzioni della cultura dovrebbero, infatti, essere lo strumento principale della sensibilizzazione delle generazioni presenti, del cambiamento reale, dell’aumento delle risorse e della sostenibilità dell’ambiente.

Tali immagini si fondano quindi sull’emergenza, sullo stato di crisi, sulle trasformazioni ambientali e sull’imminente collasso dell’ecosistema.

 

 

 

 

The images were taken from the Blaschka Glass Flowers on display at the Harvard Museum of Natural History (www.hmnh.harvard.edu)

[1] Cfr. John Sterman in Frank, Andrea, Vision. MIT Interviews, (Jerry Adler Ed.), MIT Visual Arts Program SA+P, 2008, p. 56.

[2] Intervista realizzata a Cambridge il 5-11-2011.

[3] Idem.