Circo in-between. Culture, territori e discipline | HERMAN BASHIRON MENDOLICCHIO

 english

CIRCA

 CIRCa Pôle National des Arts du Cirque – Auch (France)

La ventiseiesima edizione del CIRCa Festival di Auch ha rappresentato anche quest’anno uno dei più importanti punti d’incontro per professionisti, critici, artisti, studenti e amanti del circo contemporaneo. Un pubblico specializzato, affamato di nuove tendenze, in cerca di nuovi mondi e nuove gesta circensi si aggirava entusiasta ed emozionato tra le magnifiche scuderie militari ristrutturate – oggi sede del CIRCa – e i molteplici chapiteaux e sale sparsi lungo l’area che costeggia il fiume Gers di Auch.

Occhi vivi, facce da circo, sguardi ed espressioni piene di curiosità riempivano gli spazi e creavano costantemente un’atmosfera festiva piena di fantasia, di magia e di giocosità. Aldilà del classico svolgimento di un Festival internazionale – con i suoi spettacoli principali, gli incontri e le attività parallele – il CIRCa festival rappresenta un’occasione unica di ricerca, analisi e riflessione su molteplici aspetti relazionati con il circo contemporaneo. La costante discussione sull’evoluzione, la trasformazione e la transizione tra il circo tradizionale e il circo contemporaneo; la definizione di nuovi codici; la sempre più presente questione dell’interdisciplinarietà; l’identificazione di nuove frontiere, tendenze, tecniche e abilità; la partecipazione e le diverse reazioni e relazioni che si stabiliscono tra artisti e pubblico; i limiti della sperimentazione e del rischio; ecc., sono solo alcuni degli aspetti più interessanti che animano le recenti discussioni nel mondo del circo contemporaneo.

Un circo quindi sempre più in-between, che si ritrova ad accogliere in sé vecchi e nuovi mondi e che diviene, giorno dopo giorno, sempre più interculturale e interdisciplinare. Gli aspetti legati all’interculturalità del circo contemporaneo, l’attenzione e l’assimilazione di elementi provenienti da diverse culture, l’intrinseca e fondamentale questione della mobilità, costituiranno quindi la principale chiave di lettura del festival in quest’articolo.

La questione della mobilità è presente nel circo sin dalle primissime fasi dell’educazione e della formazione. Bisogna ricordare che nella maggior parte dei paesi non sono presenti tutte le differenti fasi educative e quindi molti artisti sono costretti a cercare altrove le opportunità per ottenere una buona formazione e continuare a inseguire il sogno di diventare un professionista del circo. La Francia è il paese dove, negli ultimi quaranta anni, è nato e si è sviluppato il cosiddetto “Nuovo Circo” e dove sono presenti diverse scuole circensi oramai affermate in tutto il mondo. Mosca, Stoccolma, Montreal, solo per citarne alcune, sono altre vie che diversi artisti contemporanei hanno scelto e percorso in cerca di una formazione di qualità.

Se è necessario essere in movimento sin dalle prime fasi di formazione, diventa indispensabile nelle successive fasi di creazione, produzione e touring. Uno spettacolo raggiunge il suo culmine dopo decine – a volte centinaia – di rappresentazioni e ciò significa dover girare il mondo in cerca di festival, manifestazioni e occasioni dove poter presentare il proprio lavoro.

Questo movimento continuo tra territori e culture diverse diventa parte integrante del carattere e della personalità degli artisti di circo. Alle prese con nuovi stimoli, in contatto continuo con nuove persone, idee e visioni, gli artisti assorbono gli elementi presenti nei diversi angoli di mondo dove hanno vissuto e, chi più chi meno, li integra, modifica e utilizza nel proprio processo creativo.

Aldilà delle evidenti ripercussioni nella vita personale di ognuno – esempi di vita collettiva, gruppi di artisti che si muovono e vivono insieme per anni, coppie di paesi diversi che si trovano e si uniscono grazie al circo – la dimensione interculturale si riflette anche nel processo creativo e nei diversi elementi che compongono la totalità dello spettacolo.

Musica e Complicità

La scelta, la creazione e l’uso della musica e del suono rappresentano un chiaro componente di interculturalità. Nei diversi spettacoli presentati durante il CIRCa Festival di Auch, le musiche e i diversi suoni hanno sempre avuto un peso importante e giocato spesso un ruolo da protagonista.

Le influenze, gli stili e le tendenze musicali scelte e composte da alcune  compagnie presenti ad Auch, attraversano i confini del mondo da nord a sud e da est ad ovest, creando un universo di ritmi senza frontiere.

La Meute 5_Torbjorn Brokvist

La Meute. Foto: Torbjorn Brokvist

Dalle tradizionali musiche arabe, curde o berbere presenti nello spettacolo Azimut (di Aurélien Bory con il Gruppo acrobatico di Tangeri) e La Meute (dell’omonimo gruppo La Meute); dai ritmi balcanici, le essenze tzigane, i momenti d’improvvisazione hip-hop e una chiarissima influenza stilistica russa, presenti nello spettacolo Klaxon della compagnia Akoreacro; fino ad arrivare al tango, lo swing o i movimenti di capoeira presenti nello spettacolo Morsure di Rasposo, possiamo notare come la musica diventa una necessaria fonte d’ispirazione interculturale. La musica quindi come una forma d’espressione che spalanca l’immaginazione, che ci fa aprire gli occhi e lanciare lo sguardo e il pensiero verso territori e culture diverse che nella vita di un artista circense non sono mai lontane, ma sempre a portata di spettacolo e di esperienza vitale.

La musica diventa quindi anche uno strumento di complicità, un dispositivo che mette a proprio agio le compagnie, che accompagna lo svolgimento di numeri ed acrobazie e che unisce intimamente gli artisti in un moto e un destino comune.

Un chiaro esempio di complicità e unione lo possiamo trovare nello spettacolo La Meute, dell’omonimo collettivo acrobatico “La Meute”. La compagnia è formata da sei ragazzi, cinque francesi e un catalano, che sin dai primi anni della loro formazione si sono uniti e concentrati in un processo creativo collettivo. Si sono prima conosciuti a Parigi, dove hanno studiato insieme per due anni, e poi hanno deciso di trasferirsi tutti insieme a Stoccolma, dove hanno continuato per altri tre anni il loro processo formativo come collettivo. L’intimità del gruppo, la sensazione profonda di confidenza e fiducia, si respira in ogni momento del loro spettacolo. La stessa scenografia ricorda l’ambientazione di un hammam, un luogo che per eccellenza simboleggia l’intimità, la complicità e allo stesso tempo rappresenta un punto d’incontro sociale, dove curare il proprio corpo e dove passare serenamente e piacevolmente il proprio tempo.

A questo chiaro riferimento scenografico si accompagna la scelta della musica e del canto. La straordinaria voce di Bahoz Temaux – un artista della compagnia con origini curdo-siriane – immerge lo spettacolo in un’atmosfera sacra, intima e raccolta che in realtà fa da contraltare agli aspetti profani dei numeri acrobatici. L’ispirazione dei canti e delle musiche del Kurdistan – tratte dalle radici familiari di Bahoz – così come alcuni aspetti scenografici dello spettacolo, aggiungono degli elementi d’interculturalità a questa esibizione piena di ritmo, rischio, verticalità e sadomasochismo.

Klaxon_Akoreacro_CP Niels Benoist 8

Klaxon, Akoreacro. Foto: Niels Benoist

Un altro spettacolo di straordinaria complicità tra gli artisti è Klaxon, della compagnia Akoreacro. Un collettivo nato dall’incontro tra quattro artisti nel 2005 (Basile, Claire, Roman e Maxime), che si è formato, sviluppato e cresciuto tra le strade, le scuole e i tendoni della Francia, di Stoccolma e di Mosca, fino ad arrivare oggi all’unione armonica di sei acrobati e cinque musicisti. Undici artisti, un processo collettivo, un ritmo incessante e una continua attenzione verso il pubblico – accolto nel loro primo e tanto desiderato tendone – compongono lo spettacolo Klaxon. Una vera e propria alchimia tra musica e acrobazie, come gli artisti stessi la definiscono, ci presenta un’esibizione dove gli acrobati si trasformano in musicisti e dove i musicisti provano a prodigarsi in numeri acrobatici. Una compagnia e uno spettacolo flessibile, plastico, vivace e dinamico grazie anche ai ritmi musicali che si abbeverano della tradizione balcanica, russa e tzigana. La presenza del musicista Vladimir, che presenta i numeri in russo, o quella dell’acrobata Antonio, che li traduce “infedelmente” al pubblico in spagnolo, offre un tocco di assurdo e d’interculturalità a uno spettacolo che difende i codici tradizionali del circo e la virtuosità dei suoi artisti. Akoreacro è una compagnia che ama i simboli del circo, che cura e adora il proprio tendone e che più si avvicina all’ideale di vita nomadica, libera e in movimento. Come ha sottolineato Claire – co-fondatrice della compagnia e acrobata eccezionale – “ho bisogno di muovermi, ho bisogno di incontrare nuova gente”.

Azimut. Visioni dal sufismo.

Lo straordinario e visionario spettacolo Azimut, creato dal regista teatrale e coreografo Aurélien Bory, nasce da un suo passato incontro con il gruppo acrobatico di Tangeri, in Marocco. Un incontro profondo – che nel 2004 aveva già dato vita allo spettacolo di successo Taoub – con una famiglia di acrobati da sette generazioni e con un universo simbolico e spirituale molto intenso.

Lo spettacolo offre un’estetica raffinata e visionaria. Le composizioni d’immagini fisse o in movimento, sullo sfondo di una griglia rettangolare, ricordano il processo pittorico e fotografico ed hanno una chiara influenza che deriva dalle arti visive. Una rappresentazione totalmente teatrale – che utilizza alcuni codici del circo – all’interno della quale si crea un’atmosfera eterea, onirica e spirituale grazie all’uso eccellente delle luci, dell’illuminazione, delle trasparenze e dell’oscurità. La musica proveniente dalle tradizioni berbere del Marocco – insieme alla produzione d’immagini vive meravigliose – cattura l’anima e l’attenzione del pubblico.

 Azimut 4@Agnès Mellon

Azimut. Foto: Agnès Mellon

Azimut – dall’arabo As-samt, plurale Sumut – significa “i cammini” ed è un chiaro riferimento all’essenza del sufismo e alla ricerca dei diversi cammini spirituali. Allo stesso tempo Azimut è anche un termine astronomico che misura l’angolo tra gli astri e l’osservatore. Aurélien Bory si è liberamente ispirato alla figura di Sidi Ahmed Ou Moussa, santo sufi del XVI secolo, considerato leggendariamente il santo patrono dell’acrobazia marocchina.

Secondo le parole del regista, nello spettacolo Azimut c’è una forte connessione con la fisica, la matematica, la forza di gravità e l’idea di spazio, ma c’è anche una forte volontà di creare una connessione spirituale e poetica. La storia di Azimut è per lui una grande battaglia contro il determinismo. Molte delle idee, immagini e numeri presenti nella rappresentazione, avvengono per caso durante il processo creativo. La ricerca dell’essenziale e l’eliminazione degli elementi superflui determinano il processo creativo di Bory e del gruppo acrobatico dei “figli di Sidi Ahmed Ou Moussa”.

La scena iniziale di Azimut – con gli acrobati avvolti in dei sacchi neri che si muovono verticalmente sulla scena – viene dall’astronomia e fa riferimento alle zone oscure della Via Lattea, conosciute come Nebulosa Sacco di Carbone. Le musiche e i canti usati nello spettacolo fanno riferimento alla figura mitologica del jinn, all’idea di spirito fantastico e di voce interiore. L’uso della lana nello spettacolo fa riferimento all’origine della parola sufi e in una scena della rappresentazione viene usata come un materiale incredibile per la sua capacità di attirare la luce.

Azimut diviene un’opera in dialogo con le radici spirituali del sufismo, con l’astronomia, con la cultura e le pratiche rituali berbere, con l’universo celeste della maternità, senza cedere a nessun cliché, ma stimolando la ricerca di cammini esistenziali da condividere.

Conclusioni

La presenza di numerosi elementi interculturali e la continua sperimentazione e deriva interdisciplinare, caratterizzano quindi le nuove fasi del circo contemporaneo e si sono potute apprezzare ampiamente anche nell’ultima edizione del CIRCa Festival di Auch.

La questione della mobilità e i continui transiti tra culture e territori diversi, incidono profondamente nel carattere, negli stimoli e nelle influenze creative presenti nei vari spettacoli. La complicità, la condivisione e la capacità di allenarsi e creare spostandosi attraverso luoghi diversi, diventano abilità ed elementi comuni della vita di un artista circense. La mobilità e il suo impatto diventano quindi un tema importante non solo nelle pratiche artistiche e creative, ma anche nello studio e nell’analisi teorica delle competenze e delle esperienze contemporanee. Un esempio, in questo senso, è rappresentato dal progetto ESCALES – un’analisi della mobilità degli studenti di circo – sviluppato da FEDEC (la Federazione Europea di scuole professionali di Circo).

Anche il magnifico complesso restaurato dove si trova CIRCa è di per sé uno spazio di condivisione dove gli artisti possono risiedere per creare i loro spettacoli, provare nella sala di ripetizione, incontrarsi e condividere i loro processi creativi. Gli alloggi e gli spazi di residenza creati all’interno del nuovo polo nazionale delle arti del circo di Auch fanno parte di un più ampio progetto di sostegno alla creazione e ai talenti emergenti.

Nuovi spazi, nuove idee e nuove estetiche al servizio di un circo contemporaneo dove la transizione tra vecchi e nuovi mondi creativi si sviluppa, anche e soprattutto, attraverso il passaggio appassionante tra culture, discipline e territori.

.

 Articolo originalmente pubblicato in: “Unpack the Arts”, European Residency Programme for Cultural Journalists  http://unpackthearts.eu/

.